MUSICA ALTERNATIVA
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Riflessioni


Di questi tempi - tempi tragici - torna estremamente attuale un tema a me molto caro e che potremmo sintetizzare nella domanda: "Che cos'è la giustizia?". 

Nella guerra al terrorismo, che purtroppo pare assumere le tinte di un vero e proprio scontro fra civiltà, è difficile scorgere da che parte stiano il torto o la ragione; soprattutto per noi Occidentali.

Dico questo perché la civiltà occidentale, saldamente radicata nella tradizione greca, ha saputo, pur con tutti i suoi limiti, delineare una differenza tra stato laico di diritto e credo religioso, di modo che, in ultima analisi, è proprio la liberalità laica a consentire di sviluppare il proprio sentimento in materia di fede, nelle modalità che paiono più affini a ciascuno.

"Qui da noi", la libertà di culto non è un optional, ma un must, un imperativo etico-morale che siamo tutti tenuti a rispettare e che solo l'intransigenza e l'ignoranza di alcune frange estremiste del cattolicesimo più populista e periferico può pensare di negare.Entro i confini dell'Occidente - qui intesi come limite di un'area non geografica, ma culturale -, anche agli amici islamici è dovuto il massimo rispetto, per quel tanto che il loro credo, ed il sacrosanto attaccamento alla propria identità culturale, non entrano in contrasto con il nostro ordinamento delle cose, lo stesso che, garantendo ogni libera espressione, consente anche a loro di rimanere se stessi, pur dimorando in mezzo a noi. 

Le cose cambiano notevolmente quando, al di fuori dell'Occidente, entriamo in relazione con civiltà per le quali il testo sacro è, allo stesso tempo, codice penale. Evidentemente, in questo caso, trasgredire ad una sua norma non è soltanto un peccato, ma anche un crimine, e criminali sono tutti coloro che a quelle norme non si attengono. Quelle culture non riescono a vedere il diverso semplicemente come "diverso", ma tendono ad identificarlo come "il nemico" da abbattere, "il male" da eliminare; nel loro fondo, non mirano alla com-unione dei diversi in quanto tali, ma piuttosto alla soppressione dei diversi, in nome di una totale con-fusione.

E' alla luce di queste riflessioni, che invito chi legge a ri-meditare molte delle "verità" passate più o meno a basso costo da tanti falsi profeti della New Age.

Per una relazione d'amore tra gli uomini, occorre che i diversi, pur restando se stessi e lasciando gli altri essere quel che sono, si sentano intimamente interconnessi gli uni agli altri; al di là di ogni giudizio e manifestando ciascuno le proprie inclinazioni costruttive. Così si edifica una casa comune: tenendo questo principio - che io chiamo principio di relazione - a fondamento di ogni ulteriore considerazione teoretica o iniziativa pratica, sociale, politica. 

Detto in altri termini, forse più vicini alla sensibilità e alle conoscenze di chi legge: prima di giungere a centrarsi nel quarto chakra, bisogna che si sia già saldamente strutturato il terzo chakra, l'identità e la volontà personali; o ancora: per superare l'io, bisogna prima averne uno…

La New Age, così come si è fatta conoscere in Italia, è stata per lo più un ricadere dal terzo al secondo chakra, un confondersi emotivo, una voglia di coccole e disimpegno, spesso strumentalizzata dal finto associazionismo settario e da sedicenti guru risvegliati. Risultato: tanti gruppetti sparsi, nessuna unità né interiore né esteriore, frequenti crisi personali psicologicamente mal gestite, "crescita" zero.

Non c'è un io senza un tu:questo è il fondamento della giustizia; amare il prossimo come se stessi, scoprendo il senso della propria identità nelle reciproche e caratterizzanti differenze. 

Ecco perché, nonostante tutto, ho accettato la presidenza di un'iniziativa commerciale che promuove la vendita di materiale "utile" a pratiche quali la cristalloterapia e l'aromaterapia: non per rinvigorire il fuoco della superstizione - per la verità mai davvero sopito -, ma per diffondere il messaggio che è bene porsi all'ascolto persino di un "sasso" o di una "pianta", cioè del massimamente diverso, per imparare poi a sentire anche gli altri, le loro esigenze e le esigenze di questo mondo in cui viviamo, nonché, eventualmente, la voce di quell'Altro che siamo soliti chiamare Dio (simili considerazioni sono già in qualche modo contenute nella speculazione, ad esempio, di Martin Buber).

Detto per inciso, non credo che la buona relazione - l'amore, che nella mia concezione coincide anche con la vera salute e la reale intelligenza in termini globali - sia ancora la cosa più alta, ed anzi, condividendo sotto questo aspetto le considerazioni di pensatori eminenti quali Italo Valent ed Emanuele Severino, penso che il limitarsi alla sola relazionalità degli enti potrebbe costituire il male radicale. Amore, giustizia, salute e sapienza mi paiono ancora il riflesso materiale di un'unità assoluta, che potremmo anche definire consapevolezza dell'eterno. La la via che porta a quella "meta", però la scoprirà ciascuno da sé.

A me interessa che la via sia in qualche modo protetta e custodita, affinché ognuno possa scegliere se e come mettersi in cammino: tranquillamente, senza pressioni o costrizioni. Mi interessa la riscoperta delle buone relazioni tra di noi e tra noi e l'ambiente in senso lato.

Rivolgiamoci pure, perciò alla conoscenza delle altre culture e tradizioni, ma non scordiamoci della nostra che, all'atto pratico - pur con tutte le scontate deviazioni del potere - si é mostrata in grado, se non altro, di garantirci una certa libertà di espressione, persino la libertà di essere contro e di sputare nel piatto in cui abbiamo sino ad ora mangiato.

La New Age è morta: possa nascere l'Amore consapevole.
Stefano Mini

Stefano Mini, filosofo, terapeuta naturale de L'Alternativa franchising, si laurea all'Università degli Studi di Venezia, con una tesi dal titolo "Il superamento della volontà personale, nel confronto tra misticismo speculativo tedesco (M. Eckhart) e filosofia atea della crisi nel secolo XIX (A. Schopenhauer e F. Nietzsche)". Attualmente è impegnato come conferenziere, ed insegnante di cristalloterapia applicata, nonché nella stesura di una "Storia del pensiero filosofico, alla luce del principio di relazione".

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